Il monumento della Grande Guerra

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Come per altri edifici monumentali della città, anche la Chiesa di Santa Maria della Piazza viene tutelata con massima cura durante il periodo della Prima Guerra Mondiale. A testimonianza di ciò si hanno, oltre alle foto che attestano l’azione di copertura e protezione mediante opere murarie e sacchetti di sabbia (fig. S.M.Piazza 01), altri documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Ancona nei quali si esplicita che sei monumenti della città vengono protetti dai pericoli della guerra e tra questi è presente anche la Chiesa parrocchiale di Santa Maria della Piazza (figg. S.M.Piazza 02-03).

Nello specifico l’azione attuata per la facciata di quest’ultima consiste nella protezione con una costruzione con muri in mattoni e sacchetti di sabbia. Essendo il terreno sottostante di riporto, si è preventivamente rassodato per una profondità di due metri circa dal piano della piazza.

La Chiesa compare anche nell’elenco redatto dal Soprintendente, in data 5 febbraio 1916, in riferimento ai “principali edifici monumentali di Ancona” e, tra questi, è evidenziata, tramite un asterisco, quale struttura tra le più esposte ai danni della guerra (figg. S.M.Piazza 04-06).

Essa è oggetto di grande attenzione già in una fase precedente al conflitto mondiale. Infatti, una fitta corrispondenza tra Soprintendenza, Ministero della Pubblica Istruzione e Commissario Prefettizio del Comune di Ancona evidenzia la necessità di effettuare degli interventi di restauro, specificandone l’urgenza, considerata l’importanza monumentale della struttura (figg. S.M.Piazza 07-20). Già nel giugno del 1914 il Soprintendente Icilio Bocci e l’Architetto Guido Cirilli avevano effettuato un sopralluogo nella chiesa e quest’ultimo aveva già redatto una precedente perizia nel 1912.

Dopo un vuoto documentario riguardante proprio gli anni della Grande Guerra e quelli subito successivi, nel 1923 il nuovo Soprintendente Luigi Serra dichiara di voler riprendere il progetto di restaurare l’edificio monumentale. In occasione di tale intervento, effettuato nella seconda metà degli anni 20, furono ritrovati i mosaici dell’antica basilica paleocristiana databili IV secolo.