Chiesa di San Ciriaco
print this pageCENNI STORICI
La Basilica di San Ciriaco, che sorge sul colle Guasco, è soggetta a numerose vicende di trasformazione, rimozione, restauro, più o meno radicali, che ci consegnano una Cattedrale profondamente diversa da quella medievale, già a sua volta notevolmente stratificata.
Infatti nell’area su cui venne edificata la prima Chiesa, sorgeva, secondo un’antica tradizione un tempio greco del IV secolo a.c., le cui fondazioni sono visibili nel sottosuolo.
Frammenti di mosaici databili al V e VI secolo, in parte ancora visibili, testimoniano i resti di una Chiesa paleocristiana, primo nucleo dell’attuale, dedicata a San Lorenzo, orientata da Nord a Sud, a pianta basilicale a tre navate con l’ingresso ad Ovest, di dimensioni planimetriche probabilmente pari a quelle del tempio pagano.
Agli inizi dell’anno mille vengono effettuati dei lavori di ampliamento a seguito del trasferimento della Cattedra Vescovile, dalla Chiesa di S. Stefano, posta fuori le mura e ormai divenuta troppo piccola: viene realizzata la cripta, la sopraelevazione del presbiterio ed un prolungamento sino circa la metà dell’attuale cappella del Crocefisso.
Un secolo successivo la costruzione viene allungata e trasformata a croce greca, con l’aggiunta di due corpi perpendicolari, facendo ridurre a cappelle laterali le parti rimaste della struttura precedente e cambiando così l’orientamento con l’ingresso verso sud. Tale nuovo orientamento che guarda verso l’insenatura del porto, diverso sia da quello del tempio pagano che aveva la fronte a nord verso il mare aperto, sia da quello della Chiesa paleocristiana rivolta verso la città, attesta lo stretto legame con la città e il mare.
Nel XIV secolo la presenza delle reliquie di S. Ciriaco determina il cambiamento del titolo della Chiesa, da S. Lorenzo a S. Ciriaco, il quale diventa, non solo titolare della Cattedrale, ma anche il patrono della città.
Gli interventi forse più noti della fase post-medievale sono ascrivibili al 1700, quando si tenta un rilancio dell’edificio attraverso una ristrutturazione degli spazi liturgici che ne accentuano la fruibilità “longitudinale”.
Si registra un restauro importante e complessivo anche nel 1800: nei primi decenni del secolo l’ingegnere anconetano Nicola Matas viene incaricato di effettuare interventi alla cupola, consolidata e coperta in rame, alla pavimentazione, che viene rifatta, al campanile, che viene ricostruito e alla cappella della Madonna, resa analoga a quella del Crocefisso; nella seconda metà del 1800 interviene l’architetto marchigiano Giuseppe Sacconi col fine di arrestarne il deperimento, cancellare le tracce di precedenti restauri, che definisce “barbari ”, e prevenire i danni.
Alla Cattedrale non vengono successivamente risparmiati danni né dalla prima né dalla seconda guerra mondiale a cui si aggiungono quelli del sisma del 1930 e del 1972. Quelli più vistosi si riferiscono al braccio detto del Crocefisso, ricostruito poi riutilizzando quanto fu possibile recuperare dalle macerie, meno vistosi ma più profondi quelli del sisma del ’72 che interessarono la struttura, aggravandone le precarie condizioni statiche.
Nonostante la travagliata esistenza, i danni provocati dai sismi e le distruzioni dovute alle guerre, la Cattedrale conserva ancora tutta la sua imponenza e bellezza, conferita dall’armoniosa composizione delle sue parti.