La mostra "Pane nostro". Grazia Maria De Rubeis

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Pane Nostro. Nutrimento e simbolo di umanità.

Una selezione di pani dalla collezione Marisa Zanzucchi Castelli in dialogo con dipinti, manoscritti, incisioni e libri antichi, Parma, Galleria Petitot 5 settembre –29 novembre 2015.

La mostra espone un’enorme varietà di pani: i pani dei bambini, paniRaccolta Ortalli, incisione n. 2361, Ultima Cena con Agnello sacrificale delle nozze, i pani delle feste e quelli dei morti, pani rituali in uso nel culto cattolico, in quello ortodosso, nel culto ebraico e musulmano. Vi sono, a metà tra culto e folklore, pani dedicati a feste di Santi, e infine un’ampia varietà di pani dei cinque continenti. Sono pani in forme ed elaborazioni diverse, perché sappiamo quanto in realtà quasi ogni piccolo paese (quanto meno in Italia) abbia una sua cultura di panificazione, una sua forma tipica di pane. Non poteva infine mancare una sezione locale, curata da Luigi Pelizzoni, relativa al pane a Parma e in Emilia, e alla sua storia.

Accanto a questa grande esposizione di pani, la Biblioteca Palatina presenta manoscritti, incisioni, almanacchi, e altro materiale bibliografico che va a illustrare ulteriormente le tematiche della mostra. La prima sezione verte sul ciclo dell’anno, o ciclo della vita, e sulla rappresentazione che ne davano i calendari miniati dei Libri d’Ore. Questi preziosi codici rappresentano il tipico libro di preghiera dell’uomo laico medievale, a un tempo strumento di devozione privata e, soprattutto negli esemplari più raffinati, segno di prestigio, che deriva dal Breviario i testi fondamentali, e ha il suo nucleo centrale nell’Ufficio della Vergine. Se il testo dunque organizza la giornata in ore di preghiera, il libro d’Ore si apre quasi sempre con il Calendario, illustrato da vignette dei segni zodiacali e soprattutto da scene della vita dei campi, che scandiscono, appunto, il ciclo dell’anno secondo le stagioni della terra e delle specifiche occupazioni rurali. Nelle antiche miniature, provenienti da aree e da epoche diverse, è così illustrato, il ciclo dei lavori agricoli: la battitura, la semina, la trebbiatura, il raccolto, la viticoltura. A fianco di questi manoscritti che documentano il ciclo naturale, vengono esposti i pani dell’eros e delle nozze, i pani dei bambini e dei morti, e i pani delle feste, a scandire il ciclo dell’anno nei suoi momenti di vita sociale e nei momenti di vita individuale e familiare.

Dami-Campaney, Trionfo da tavola, 1806 - Galleria Nazionale, ParmaMa i manoscritti miniati sono una fonte preziosa anche per il significato religioso e la relativa simbologia che sempre hanno accompagnato la figura del pane: ecco dunque la sezione dedicata al pane tra mito e culto. Le immagini evangeliche dell'Eucarestia, dell'Elevazione, dell'Ultima cena, della moltiplicazione dei pani e dei pesci sono certamente tra le rappresentazioni iconografiche più diffuse nel mondo cristiano. Ma, come anticipato, a illustrare il pane come oggetto di culto sono stati messi in mostra manoscritti che fanno riferimento anche ad altre aree religiose. E qui è necessario spendere qualche parola sui codici ebraici appartenenti straordinaria raccolta di Gian Bernardo De Rossi, una delle più cospicue collezioni al mondo, ricca di 1432 manoscritti ebraici. La Festa dei pani azzimi, il “pane di proposizione” o della presenza, il comandamento della pasta di pane sono documentati ora da splendide miniature che trasmettono la ricchezza dei rituali ebraici, ora da più semplici pagine manoscritte, testimoni di leggi e tradizioni liturgiche. Ad esempio, durante la cena rituale del Seder e per tutta la festa di Pesach - la Pasqua ebraica che ricorda la liberazione del popolo israelita dall’Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa -, gli Ebrei obbediscono a due principali comandamenti: cibarsi di pane non lievitato (matzah) e la proibizione di nutrirsi di qualsiasi cibo che contenga lievito. Ritroviamo tre pani azzimi sulla tavola imbandita miniata a p. 235 del ms. Parm. 2895, e tre a c. 11v del ms. Parm. 3143, in cui li tiene in alto il marito, secondo l’istruzione rabbinica che così prescrive durante la lettura di passaggi rilevanti dell’Haggadah. Ma sono presenti anche immagini rituali meno consuete, come quelle presenti nel ms. Parm. 1791, un libro di preghiere ebraico, di rito Romaniota (i Romanioti sono Ebrei Greci che si distinguono sia dai Sefarditi che dagli Ashkenaziti e che vivono nel territorio della odierna Grecia da più di 2000 anni).  A c. 114r è descritto un uso interessante e piuttosto sconosciuto, non seguito da altre comunità ebree, secondo il quale il pasto del venerdì sera si apre con tre pagnotte, quello del pranzo di sabato con due e quello del sabato pomeriggio prima della conclusione dello Shabbat con uno.

Ma questa sezione non si avvale soltanto di materiale manoscritto: alcuneParma. Raccolta Ortalli n. 4717,  Abraham Bosse, Festin de l'ordre du Saint-Esprit, 1633 preziose incisioni, appartenenti alla raccolta Ortalli, insigne corpus di opere grafiche di oltre quarantacinquemila esemplari, che nel 1827 Paolo Toschi acquistò dal collezionista per poi rivenderla l’anno successivo alla duchessa di Parma, Maria Luigia, che la depositò in Biblioteca. Nell’enorme raccolta, Clelia Alessandrini ha individuato, attraverso uno studio molto approfondito, una serie di intagli che documentano non solo la produzione e fruizione del pane, ma anche le valenze religiose, sociali, mitiche e simboliche che vi sono collegate. Si tratta di opere italiane ed europee databili tra gli inizi del XVI secolo e quelli del XIX, che hanno per soggetto temi classici del Nuovo e del Vecchio testamento, ma anche episodi di vite di santi, feste e banchetti, rappresentazioni di vizi e virtù. Qui il pane parla per presenza e per assenza, c’è il pane quasi marginale sulle tavole dei ricchi e il pane della Misericordia e della Carità, l’iconografia del banchetto reale di Luigi XIII di Francia, e la distribuzione del pane all’ospedale della Carità di Parigi. In queste immagini accanto alla dimensione simbolica si ritrova quella allegorica, indubbiamente più lontana dalla realtà: l’iconografia diventa per certi versi più enigmatica, più cifrata, ma la potenza espressiva ne esce ulteriormente rafforzata, una volta individuato il concetto sottostante. E’ il caso, ad esempio, dell’immagine in cui la Carità/Misericordia allatta un neonato, mentre altri due bambini hanno le mani colme di pani, e nell’angolo superiore una colomba con un ramo d’ulivo nel becco ribadisce il motto che è in testa all’incisione: Pan figli è per voi e vi da pace.

Nell’ambito della sezione dedicata all’esposizione dei pani del mondo trova spazio anche una porzione di mostra dedicata al pane a Parma e in Emilia. E’ una parte, questa, eminentemente storica, che si avvale dell’esposizione di gride, tariffari, e regolamenti sulla panificazione nel ducato, oltre che del supporto delle immagini di almanacchi popolari illustrati. E’ un ricco percorso che va dallo Statuto dell’arte dei fornai del 1236, al quarto libro degli Statuta communis Parmae (dove, oltre alle prescrizioni, cominciano a essere identificati le tipologie di pane) alle norme dell’Ufficio dell’Abbondanza. Un percorso che passa attraverso la peste del 1630, e alla successiva ripresa della produzione e dei consumi dopo l’epidemia, con le nuove tariffe compilate dal Triunfi nel 1633 per stabilire un corretto prezzo del pane. Si ritrovano poi, nel secolo successivo, le diverse specializzazioni che man mano vengono a stabilirsi: come quella tra i fornai produttori di pan venale, che non potevano utilizzare il proprio forno per cuocere prodotti di terze persone, e i Fornai da pane da Massaro, dotati di un proprio Statuto, per i quali invece era possibile utilizzare il proprio forno per cuocere il pane di privati. Un percorso che si conclude in epoche più recenti, con l’arrivo dei francesi che nel 1805 autorizzeranno al produzione di un pane “di lusso”, di qualità più fine del pan venale, alle norme successivamente promulgate contro le eventuali adulterazioni e per regolare una situazione in cui il crescente numero dei fornai non sempre garantiva le norme e i requisiti della professione, per giungere infine all’abolizione postunitaria del calmiere sul pane, nel 1874. Esempi di pani locali, oltre che le tradizionali “Scarpette di S. Ilario”, hanno ulteriormente arricchito questa sezione.

 

mostra pane nostro


La mostra: Pane nostro. Nutrimento e simbolo di umanità” 

Catalogo Pane nostro  nutrimento e simbolo d'umanità : una selezione di pani dalla collezione di Marisa Zanzucchi Castelli in dialogo con dipinti, manoscritti, incisioni e libri antichi : catalogo della Mostra, 5 settembre-29 novembre 2015, Palazzo Pilotta, Galleria Nazionale, Biblioteca Palatina, [Parma], Diabasis, 2015


Si veda anche (Touring Club Italiano) La tavola dell’ambasciatore: il Trionfo di Damià-Campeny




Grazia Maria De Rubeis si è laureata in lettere classiche presso l’Università degli studi di Pisa, con una tesi in letteratura greca. Diplomatasi poi presso la Scuola speciale per archivisti e bibliotecari all' Università degli studi di Roma La Sapienza - con una tesi in Codicologia – è divenuta funzionario bibliotecario, dal 1999 nei ruoli del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Attualmente è direttrice della Biblioteca Palatina di Parma, ora parte del Complesso monumentale della Pilotta.