La figura di Don Giovanni Grandi

La figura di don Giovanni Grandi

di Giacomo Nicelli

don Giovanni Grandi _ pic 

«Con il bastone non si cambiano le idee» è il monito lanciato, domenica 4 dicembre 1921, da don Giovanni Grandi, parroco di Creta di Castel San Giovanni. Parole indirizzate agli squadristi che in quei giorni imperversavano nella zona. E saranno proprio i loro bastoni a colpirlo, pochi giorni dopo, con conseguenze che lo porteranno alla morte.

Già da tempo i fascisti locali vedevano come un ostacolo alla penetrazione in paese le sue organizzazioni "bianche": una cassa rurale di prestiti, una società agricola di mutuo soccorso e un ufficio di collocamento. E il combattivo sacerdote, nato a Viustino e giunto a Creta 26enne nel 1900, non era certo disposto a fargli sconti. Tanto che ai vespri di quella domenica, parlando del Battista imprigionato da Erode Antipa, osa dire che anche i sacerdoti sono perseguitati in tutti i tempi a causa del vangelo, forse riferendosi a minacce ricevute o alle aggressioni subite da altri preti. E conclude: "L’amore di Cristo pei poveri [è] senza bastone e senza violenza. Il bastone è per legge proibito anche per le bestie. Col bastone non si cambiano le idee".

 

Dopo la sua sferzante omelia il giornale fascista piacentino "La Scure" lo attacca definenendolo un bolscevico in tonaca e accusandolo di tenere bombe in cantina e invita il fascio di Creta a denunciarlo perché ha fatto politica dal pulpito "a meno che – aggiunge - non si preferisca agire per direttissima fascista". Così avviene venti giorni dopo. Alle 15.30 del 24 dicembre cinque squadristi bussano alla porta e, dopo avergli rivolto l’accusa, da lui smentita, di avere delle bombe, lo percuotono con pugni e bastoni. Quando riesce a fuggire vengono esplosi, forse in aria, colpi di pistola. Il medico Leo Casoni gli riscontrerà "contusioni multiple e una ferita al capo lacero contusa, guaribili in 15 giorni se non sopraggiungono complicazioni". Ma le ecchimosi non si rimarginano e subentra la tubercolosi: dopo un lungo calvario muore il 17 ottobre 1924.

Nonostante la denuncia fatta ai carabinieri dall’arciprete di Castel San Giovanni, don Aristide Conti, e un esposto inviato dai residenti al presidente del consiglio Bonomi, il violento pestaggio resterà impunito.