Francesco Pastonchi su "Libertà"

"Il mio fine è diverso: io cerco di innalzare chi mi ascolti sulla cima del canto: io dico, e per me dire ha quella significazione musicale che aveva per Dante

io vo’ con voi della mia donna dire

Io voglio che quelle sillabe che a creare l’armonia, furono avvalorate dal poeta, si riavvalorino ricreando il verso per l’anima della gente, col mezzo della mia voce. Voglio che si sentano percuotere in tutta la lor pienezza sonora; voglio che le rime si colgano dall’orecchio e brillino quasi agli occhi dello spirito."

Francesco Pastonchi, L’Arte del dire, in “Libertà”, 3 dicembre 1921


"Pastonchi - [Carlo Steiner] ci ha detto - è l’unico e più efficace interprete del Divino Poeta perchè alla profonda ed estesissima coltura, al fervido intelletto, alla sensibile anima d’artista che egli stesso acquisito poeta possiede, unisce potenti mezzi vocali che sanno le più dolci vibrazioni, le più delicate sfumature con una tavolozza descrittiva che sa gli estremi limiti della colorazione umana, con una dizione squisita e perfetta, cosicchè la sua interpretazione dantesca riesce facile ed accessibile a chiunque l’ascolti."

Sentir Dante. La grande attesa per la celebrazione di questa sera al Municipale, in “Libertà”, 4 dicembre 1921.


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