Il monumento nella Grande Guerra

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Sin dal 1884 la Mole Vanvitelliana è sede di una raffineria di zucchero, ma durante la Prima Guerra Modiale viene utilizzata anche come una vera e propria cittadella militare, essendo una delle basi dei MAS (Motoscafi Armati Siluranti). Infatti la forma pentagonale, nonché la funzione militare prevista dal Vanvitelli già nell’edificazione e la posizione sul mare favoriscono tale suo utilizzo. In ragione di ciò è da considerare uno degli edifici più esposti agli attacchi via mare. Infatti gli ingenti danni alla zona del porto causati dal bombardamento del 24 maggio 1915 coinvolgono anche il Lazzaretto. Ne è testimonianza la lettera inviata dal Soprintendente Bocci alla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti di Roma, il 5 febbraio 1916, nella quale sono elencati i principali edifici monumentali della città e tra questi, evidenziati con un asterisco, quelli più esposti ai danni della guerra, come appunto la Mole Vanvitelliana, o più precisamente, la porta d’ingresso (figg. Mole 01-03).

Quest’ultima circa quattro anni dopo, ovvero il 14 dicembre 1920, è oggetto di un progetto di restauro. Nello specifico il Soprintendente Bocci redige una stima di lavori per la ricostruzione del coronamento in pietra della porta, ridotto in frantumi e accatastato “in una parte dell’edificio”. Evidenziando la complessità di realizzare una perizia “data anche la difficoltà di precisare le parti mancanti”, arriva a stimare una spesa sommaria di £ 13200 “in base ad un’osservazione portata su quell’ammasso di macerie” (figg. Mole 04-07).

Tra i documenti analizzati presso l’Archivio di Stato di Ancona ce ne sono alcuni, datati 1926, che fanno riferimento a un importante episodio militare avvenuto presso la Mole Vanvitelliana circa sette mesi prima della fine della guerra. Nel 1918 la Regia Marina austro-ungarica pianificò un attacco che, se fosse andato a buon fine, avrebbe neutralizzato il porto distruggendo le navi a difesa e impadronendosi dei MAS. I nemici vennero fermati proprio all’altezza della Mole: due guardie di finanza, Carlo Grassi e Giuseppe Maganuco, di ronda presso lo zuccherificio, insospettiti dalla presenza di due soldati, riuscirono a fermare i sabotatori e a dare l’allarme anche grazie al sopraggiungere di una pattuglia di carabinieri avvisata da due irredentisti staccatisi dal gruppo dei nemici. A ricordo dell’eroico episodio, nel 1926 venne posta una lapide a memoria, su una parete in un angolo dell’edificio. Per la realizzazione del manufatto fu costituito un Comitato per la gestione della scelta della lapide stessa, nonché della corrispondenza con l’allora Soprintendente all’Arte Medievale e Moderna delle Marche, Luigi Serra, per l’autorizzazione al suo collocamento (figg. Mole 08-18).

Sempre risalente al periodo immediatamente post-bellico è stata inserita una foto dell’edificio in cui spiccano i due comignoli all’interno, dimostrazione del suo utilizzo come raffineria dello zucchero (fig. Mole 19).