L'industria

Guerra e dopoguerra apportarono sensibili mutamenti nel peso relativo di alcuni settori dell’industria piacentina. Vi furono alcuni casi, come quelli delle produzioni d’interesse strategico, riconducibili ai comparti petrolifero e metalmeccanico nei quali la congiuntura bellica agì come fattore di ripresa. Il salto quantitativo e qualitativo fu davvero notevole. Nel 1918 i due settori, considerati assieme, producevano quasi il 48 per cento della ricchezza mobile sottoposta a prelievo fiscale in campo industriale. Per contro, i valori relativi ai settori alimentari calavano (ad eccezione dell’industria conserviera), il bottonificio risultava assai più che dimezzato e le piccole imprese artigiane perdevano terreno. Il ritorno alla pace non portò però condizioni favorevoli alla ripresa.

Il caso dell’industria petrolifera fu significativo: nel 1921 la produzione annua del bacino piacentino si dimezzò, avviandosi di fatto sul viale del tramonto. Diversa fu la vicenda della siderurgia e metalmeccanica, rafforzatesi negli anni della guerra e consolidatesi nel dopoguerra, nonostante il prevalere di generali condizioni avverse e del bottonificio rapidamente tornato, con l’apertura delle frontiere al commercio internazionale, ad occupare il posto conquistato in precedenza nel panorama delle produzioni industriali piacentine. Molto importante fu lo sviluppo della industria meccanica.

La guerra finì quindi per avere effetti estremamente differenziati. Furono colpiti i settori tradizionali (agroalimentare, bottoniero, edilizio) mentre trasse impulso dalle commesse statali e dalla produzione di guerra l’industria metalmeccanica. Negli anni seguenti i primi ebbero una ripresa, mentre parecchie industrie che avevano adeguato la loro produzione ai fini della produzione bellica erano alle prese con i gravi problemi della riconversione, senza contare la riduzione del lavoro negli stabilimenti militari che provocò massicci licenziamenti.

Nel complesso, i redditi prodotti dall'industria, ed ancor più i redditi commerciali, ebbero tra guerra e dopoguerra un calo ben maggiore rispetto a quelli dell’agricoltura. Il clima del dopoguerra dovette fare i conti con molteplici tensioni, sulle quali si innescavano gravi problemi contingenti: l’inflazione galoppante, la disoccupazione, il reinserimento degli smobilitati, la crisi degli alloggi.