Rea (1979)

Fonte:
Testimonianze e ricordi sul Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux, scritti da Carlo Cordié ... [et al.], raccolti da Marco Marchi, Firenze, Gabinetto G. P. Vieusseux, 1979.

«Al Gabinetto Vieusseux mi lega un ricordo fondamentale della mia vita di uomo e di scrittore. Nel lontano 1950 vi andai a leggere un saggio che decise il mio rapporto con Napoli e con il suo complicato e misterioso mondo. Recava per titolo: «Le due Napoli» e per sottotitolo: «sul carattere dei napoletani». Uno stato di allegria e quasi di felicità si spezzava e veniva ribaltato in un emisfero tetro dove le cose da guardare non permettevano che impressioni drammatiche. Da quel momento capii che non potevo scherzare in alcun caso con gli orrori del luogo comune che gravitano su quella città, più che cantabile, canzonabile... E ad avviarmi lungo questa strada non erano stati gli scrittori e i filosofi napoletani, ma il Boccaccio, che da Napoli prese molto – certa grandiosa teatralità, alcune nervature rapide dei suoi dialoghi – e che a Napoli diede la più sicura e leale interpretazione, tuttavia valida, con quel terribile, brulicante spaccato che va sotto il nome di Andreuccio da Perugia.
Napoli, dunque, raggiunta via Firenze e il Gabinetto Vieusseux – un mito dei miei verdi anni – conquistato, attraversando Napoli sotto la vigile guida di Messer Giovanni.
A invitarmi era stata Donna Lucia Lo Presti Longhi, questa grande scrittrice italiana e lo stesso inimitabile e irripetibile maestro di prosa Don Roberto, suo marito. Furono giorni vissuti in sogno. Avevo gambe lunghe, leggere come quelle degli astronauti. Ospite della Villa dei Longhi in via Fortini 30 e animato alle più grandi speranze dai conversari folgoranti di Don Roberto e di Donna Lucia, la mattina andavo al Vieusseux dove mi legai anche di affetto, essendovi già la stima, con Betocchi, Bonsanti, Parronchi, Rosai, Umberto Benedetto, legame variamente interrotto dalla distanza, ma non illanguidito dal tempo, dai ricordi e dal comune e laborioso amore per le ingrate lettere.
Firenze per me significava la Villa dei Longhi e il Gabinetto sito in Palazzo Strozzi. E ogni qualvolta vi ritorno, anche in privato e come di nascosto, non mi è possibile non andarvi a passeggiare dattorno; casomai fingendo di recarmi a comprare una cravatta nella ditta Principe dirimpetto. Un così antico istituto dove i nostri bisavoli confabularono sul Risorgimento e trattarono di grammatica e di odi saffiche, alcaiche, tropeiche e anarime, a me sa di giardino incantato, di sfrenata, ardente giovinezza, ahimè, finita in uno sciupìo di giorni, di tra il cinico e il ferino, che nessuno ci invidia.»

(Domenico Rea, in: Testimonianze e ricordi sul Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux, 1979, p. 9-10).

Relazioni