Gadda (1918)

Fonte:
Carlo Emilio Gadda, Giornale di guerra e di prigionia, Milano, Garzanti, 1999.

«Francoforte sul Meno, 28 marzo 1918. [...] Intanto la nostra vicenda di schiavi senza conforto ha avuto un nuovo brusco mutamento. Il giorno 26, improvvisamente, si sparse la voce che noi avremmo dovuto lasciare Rastatt, per far posto ai prigionieri Inglesi. [...] E poi il campo era ora quasi sistemato; le camere del Ridotto 16, del Rid. 15, della Friedenscaserne imbiancate: i letti venivano portati, i pagliericci e gli armadi preparati. Ancora erano stati acquistati dei giochi (crocquet, tamburelli, bocce) e doveva esser messo un bigliardo, un pianoforte, altri strumenti musicali, e si doveva aprire tra di noi una biblioteca. A dirigere questi servizî s’erano eletti tra noi dei commissarî. Insomma ci avvicinavamo a una sistemazione discreta e definitiva del campo Friedrichsfestung, e i martirî della Caponiera stavano per ascendere ad abitudini di vita meno atroci. La partenza improvvisa ci priva di queste speranze.»

(Carlo Emilio GaddaGiornale di guerra e di prigionia, p. 327-328. Questi diari sono stati pubblicati per la prima volta, in parte, nel 1955; la prima edizione integrale uscì nel 1992).

 «Celle-Lager. Offiziergefangenlager, Blocco C; Baracca 15 B. – Note del 21 aprile 1918 (Natale di Roma). [...] 
Alla biblioteca si trova qualcosetta di interessante; è una biblioteca per modo di dire: quattro libri accozzati come si poteva. Ma è già un bello sforzo, se si pensa che i tedeschi impiegano dai tre ai cinque mesi per farci avere i libri che ordiniamo. L’organizzazione e la direzione della biblioteca sono dovute a benemeriti ufficiali italiani. [...]
Ogni blocco ha la sua biblioteca e la sua baracca di musica.»

(ivi, p. 335-336).

«Cellelager, 21 maggio 1918. [...] I due scorsi giorni 19 e 20 passarono, la mattina, nel calmo studio del tedesco; nel pomeriggio, parte tra il sonno, durante le ore più calde, e parte nella lettura. Ho per le mani un libro filosofico di Troilo: Il positivismo e i diritti dello spirito, opera di cui non posso ancor dare un giudizio. [...]
Cellelager; Blocco C. Venerdì 31 maggio 1918. [...] Lessi anche un po’ (Correnti di filosofia contemporanea; pubblicazione di conferenze di filosofia teoretica, morale, ecc. e di vario argomento, a cura di un circolo d’alta cultura genovese.) Trascuro invece il libro del Troilo. Lessi anche novelle e sciocchezze, per distrarmi. Giocai poco o nulla agli scacchi.
Studio del tedesco e attività intellettuale specifica. Lo studio è saltuario e irrazionale: leggo traducendo il giornale e un romanzetto, noto i vocaboli ignoti per studiarmeli, ma poi non li studio: quei che rimangono, rimangono. Causa: il mal dei nervi. Leggo e rileggo qualche poesia, il che mi riesce un buon sussidio per imparare e ritenere vocaboli. Non studio più matematica, ma forse riprenderò, in un tempo non lontano.»

(ivi, p. 356, 360-361).

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