Il progettista

Saverio Dioguardi, figlio di Nicola e di Maria Romito, nasce il 5 novembre 1888  a Rutigliano, in provincia di Bari. Suo padre, scalpellino, gestisce insieme al fratello Domenico l’impresa edilizia paterna di capimastri muratori di Giuseppe Dioguardi e figli. Nel1893, con la morte del nonno Giuseppe, il padre eredita l’impresa e trasforma al ditta in Nicola Dioguardi e figli. Intorno al 1895, alla ricerca di nuove opportunità lavorative, il padre dell’autore decide di trasferisi con la famiglia a Bari. 

Dopo aver trascorso la giovinezza in cantiere accanto al padre, dove apprende le pratiche lavorative ed affina la sua conoscenza dei materiali da costruzione, il 17 novembre 1909 parte per il servizio militare a Roma. Entra qui in contatto con i movimenti architettonici e culturali dell’epoca, di respiro internazionale. Nel 1910 è in armi a Verona, dove può approfondire lo stile floreale. Quando ne ha l’occasione, prende parte ai concorsi pubblici; tra questi, il concorso per il monumento di Alessandro II a Pietroburgo del1911 per il quale riceve, unico italiano in gara, il terzo premio per l’architettura.

Nel 1919 raggiunse il diploma di professore di disegno architettonico all'Accademia di Belle Arti di Bologna.

Nel 1920 l’autore si sposa con Maria Blasutigh, nipote del celebre giurista Vincenzo Manzini; matrimonio da cui nascono quattro figli: Nicola, Eugenio, Giuseppe e Gianfranco.

Nel 1922 prende parte al concorso internazionale per la nuova sede del Chicago Tribune, misurandosi con architetti del calibro di Adolf Loos. Numerose opere sono raccolte nella prima opera autografa, Architettura Monumentale, pubblicata a Bari nel 1927, cui seguirà un secondo volume, intitolato Architettura sempre pubblicato a Bari ma nel 1932.

Dal 1926, anno in cui consegue il titolo di architetto, si impegnò direttamente nell'impresa con la realizzazione, su suoli di proprietà dell'impresa stessa, di numerose "case da reddito", svolgendo in parallelo una significativa attività come libero professionista.

Dal '32, a causa della crisi economica, l'impegno professionale si indirizzò in prevalenza verso la progettazione di importanti edifici pubblici.

Tra il '32 e il '36, anni che lo videro anche impegnato più attivamente nella vita pubblica cittadina, progettò e realizzò inoltre la caserma della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, le torri dell'Edilizia e delle Nazioni ed il nuovo ingresso secondario della Fiera del Levante (1933), le sedi del Banco di Roma e della Banca commerciale italiana, il palazzo della Riunione adriatica di sicurtà ed altre opere minori (tombe, villini, padiglioni alla Fiera del Levante, sopraelevazioni); partecipò inoltre al concorso per la Casa del fascio a Bari e per il palazzo del Littorio a Roma. Il crollo del mercato edilizio privato e del settore delle opere pubbliche lo portarono a espandere in Africa l'attività e, lasciata la cura dell'impresa a Bari al fratello.

La guerra ben presto interruppe queste iniziative e, fatto prigioniero come civile, fin dai primi mesi del 1941 fu internato in Kenia; tornò a Bari nell'ottobre del 1943.

Negli anni della ricostruzione avviò un processo lento e difficile di riorganizzazione dell'impresa riprendendone il controllo diretto. Nel 1956, fondando la "Arch. Saverio Dioguardi", si separò dal fratello Giuseppe, che avrebbe conservato la proprietà della "Nicola Dioguardi e figli" fino alla sua definitiva chiusura nel 1959. Morì improvvisamente il 22 nov. 1961 a Bari, mentre era impegnato nella progettazione di una casa torre a corso Italia.

 

Lo scultore

Si presuppone che i due gruppi scultorei in pietra, raffiguranti la personificazione della vittoria alata, siano ideati da altra maestranza; Alcune fonti ipotizzano Mario Sabatelli come autore. Stilisticamente si ritrovano delle somiglianze con lo scultore Edgardo Simone.

 

Il pittore Mario Prayer

Mario Prayer, nato a Torino nel 1887, si trasferisce a Bari nel primo dopo guerra. Tra i suoi lavori degni di nota oltre alle decorazioni del Monumento-Ossario ricordiamo le decorazioni dell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Bari (1924-1925), le decorazioni del palazzo Incavi-Scaldini (1925), i lavori nella Chiesa di s. Giuseppe a Bari (1929-1930), alcuni lavori nella Fiera del Levante ed alcuni affreschi nel Palazzo della Prefettura. Muore nel 1959.