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I rigidi protocolli imposti dalle condizioni sociali, dall’educazione religiosa e dalla strutturazione civile che, fra Cinque e Seicento, regolavano la vita quotidiana del consorzio cittadino erano in parte sospesi e alleviati nel periodo del Carnevale, durante il quale il mascheramento, il banchet to, la festa e i giochi diventavano gli ingredienti fondamentali per godere di maggiore libertà e svincolarsi dai ruoli sociali. Il travestimento, in particolare, ricopre una importanza decisiva: vi sono mascherate dove il paradosso, lo scherzo, l’esagerazione, l’iperbole, lo sfottò verso difetti e diversità, l’incitamento alla gioia, al cibo e al piacere, il doppio senso osceno diventano luoghi co muni, specialmente nei testi carnevaleschi di forme musicali tipiche quali la villanella, la canzonetta e i balletti. Nello spettacolo si offrono vivaci e curiosi esempi dal modenese Orazio Vecchi e dal persicetano Giulio Cesare Croce: il primo è musicista di indubbia fama, il secondo è il “padre” di Bertoldo e di Bertoldino.
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