10. Il bestiame di Gerione

La decima fatica

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La decima fatica portò l’eroe molto lontano dalla Grecia, ai limiti del mondo conosciuto. Scopo era infatti quello di catturare il bestiame di Gerione, custodito da un pastore, nell’isola di Erizia, oltre lo stretto che dal Mediterraneo dava accesso al misterioso Oceano.

Ercole approdò in Libia, si diresse verso l’Oceano, attraversò lo stretto e vi eresse due colonne per lato, da allora note come colonne d’Ercole; raggiunse l’isola, uccise il mandriano e il suo cane e si impadronì degli armenti. Il suo viaggio di ritorno attraversò la Spagna e la Francia meridionale; di qui la Liguria, dove dovette resistere alle popolazioni barbare che volevano derubarlo del suo bestiame. Proseguì in Etruria e si fermò sulle rive dell’Albula, antico nome del Tevere, dove, ospite del buon re Evandro, uccise il mostruoso Caco, anche lui colpevole di un tentativo di furto di parte della mandria. Nel suo lungo ritorno, l’eroe passò poi da Reggio Calabria e si imbarcò infine verso la Grecia, ma, mentre approdava in terra ellenica, Era face impazzire le mandrie che scapparono fino in Tracia. Recuperata gran parte degli animali, Ercole attraversò lo stretto di Corinto, dove lottò vittorioso contro il terribile gigante Alcioneo, e raggiunse, finalmente, Micene.

Quella delle mandrie di Gerione doveva essere l’ultima fatica, ma, poiché la seconda e la quinta non furono ritenute valide da Euristeo, l’eroe dovette affrontare due ulteriori imprese

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