Monumenti ai caduti

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monumenti6Dal 1919  iniziarono ad essere poste in tutte le città italiane targhe e lapidi commemorative dei Caduti in Guerra, che prepararono l’erezione di veri e propri monumenti ai caduti.  Questi monumenti dovevano risarcire i sentimenti delle famiglie che avevano visto i propri cari sepolti in anonimi cimiteri di guerra. Ben diverso fu il clima post bellico.  Si va da semplici lapidi che recano i nomi dei defunti a monumenti complessi con bassorilievi e figure allegoriche. Questi monumenti vennero eretti nei luoghi più svariati all’interno di chiese, di edifici pubblici (come ne caso dei Ministeri o Scuole) o privati ( grandi complessi condominiali). Furono monumenti commissionati direttamente dallo Stato o dai singoli comitati dei quartieri, in modo tale che, spesso in ogni quartiere di Roma vi sono uno o più monumenti ai caduti oltre che testimonianze e cimeli delle imprese belliche. 

Questa attività scultorea, che durerà fino al 1930 e prenderà un nuovo impulso a seguito del trasporto della salma del Milite Ignoto. Segnerà una fase importante di monumentomania del tutto diversa da quella ottocentesca in quanto più vissuta e partecipata. Il lutto della Grande Guerra era un lutto collettivo e tutti avevano subito lutti e privazioni: i monumenti ai caduti dei quartieri romani divennero perciò un momento di condivisione del dolore e allo stesso tempo un momento di coesione sociale.  

Monumenti ai caduti

  • Tomba del magg. Giacomo Venezian: la vedova e la figlia sulla tomba, 1915

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