Antonio Zancanaro, detto "Tono" nasce a Padova l'8 aprile 1906 e inizia a dipingere da autodidatta nel 1932, dedicandosi anche all'incisione. La sua formazione artistica prosegue a Firenze, dove conosce Ottone Rosai, a Padova e a Milano, dove frequenta Renato Guttuso ed Ernesto Treccani, entrando in contatto con l'ambiente antifascista.
Iscritto al Partito Comunista, durante il regime svolge diversi viaggi all'estero e pratica l'hockey su pista a livello agonistico, partecipando ai campionati italiani dal 1925 al 1930, assieme al fratello maggiore, Cesare.
La sua ricerca artistica è legata alla corrente pittorica del realismo, del quale sono espressione i cicli pittorici del primo dopoguerra dedicati alle condizioni sociali del lavoro, sia del Nord che del Sud Italia, dalle mondine di Roncoferraro ai "carusi siciliani.
Nel 1952 partecipa alla Biennale di Venezia, dove gli viene assegnato il 1° premio per l'incisione.
Tra i suoi cicli pittorici e grafici di maggiore rilievo, la serie satirico politica del "Gibbo", caratterizzata da trasformazioni grottesche con toni surreali, la serie dedicata all'alluvione del Polesine (1951-56), la serie di Piazza Navona e quelle di Selinunte, di Poppea, di Villa Palagonia e la serie delle Foscariane. Muore a Padova nel 1985.
La Raccolta delle stampe Adalberto Sartori di Mantova conserva oltre mille litografie di Tono Zancanaro.
La litografia conservata presso la Camera del lavoro di Genova, intitolata "Il Quarto Stato" appartiene all'ultima produzione artistica dell'autore e si ricollega alle tematiche politiche e sociali vicine al suo pensiero.
Ispirata alla celeberrima opera di Giseppe Pelizza da Volpedo, l'opera raffigura simbolicamente il momento nel quale la massa dei lavoratori assume una propria identità, rappresentata dalla bandiera che diventa espressione degli interessi della categoria formata dei singoli lavoratori.
L'opera è stata inserita nel Catalogo Ragionato dell'autore, curato dall'Archivio Storico Tono Zancanaro.
