Baini, Giuseppe

ritratto

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Realizzato nel
1889

Ritratto

  • Baini, Giuseppe

Scheda

busto in gesso

cm 65x48x30

Sul davanti: G. BAINI. AN. 1844

inv. 290098

Vita e opere

Nacque a Roma nel 1775. Fu prima educato alla Casa degli orfani di Santa Maria in Aquiro dove fu mandao dal padre dopo la prematura scomparsa della madre e via via proseguendo i suoi studi entrò nel Seminario Romano, dove portò brillantemente a termine la sua carriera accademica. Venne istradato allo studio della musica dal compositore Lorenzo Baini, suo zio e, in seminario, dal padre Silveyra, rinomato maestro di canto gregoriano, che lo introdusse al canto fermo. La passione per la musica crebbe enormemente in lui e lo spinse a frequentare di nascosto (perché non consentito) l'Archivio del seminario dove trovava rappresentati tutti gli autori più importanti del momento. Ma lo studio si rivelava difficoltoso perché gli mancavano le basi teoriche per leggere la musica moderna. Ma a questa lacuna rimediò studiando da solo la teoria e contemporaneamente le composizioni dei grandi autori che aveva l'opportunità di conoscere in archivio. Silveyra apprezzò e ammirò tanto impegno e prese il giovane Baini sotto la sua protezione. La sua voce all'interno del coro gregoriano del seminario era talmente da fuoriclasse che ben presto venne notata e Baini venne convocato dal Collegio dei cantori apostolici, senza che peraltro fosse costretto ad interrompere gli studi di teologia non ancora portati a termine. Nel 1798, nominato sacerdote, uscì dal seminario. Ma i tempi erano burrascosi: i francesi invasero Roma e Baini sfollò vicino Perugia ospite in casa di un amico. Un anno dopo circa, alla ripresa del potere del papa, tornò a Roma e si dedicò con entusiasmo al ripristino dell'attività della cappella apostolica, Pio VI morì e Pio VII rientrò solennemente in Roma nel 1800. Baini decise di studiare composizione con il maestro Jannacconi, che lo avvicinò alla musica di Palestrina. Nel 1804 venne nominato direttore della cappella ponificia e proseguì l'attività musicale compositiva me anche teorica, scrivendo anche mumerosi saggi. Non trascurava nemmeno la sua missione sacerdotale e si impegnò ad aiutare le congregazioni delle scuole meno abbienti, in particolare quella nata per istruire i bambini poveri, cosiddetti Ignorantelli e dopo qualche anno fu posto a capo dei Benefattori dell'infanzia abbandonata.

Ma nel 1808 Napoleone occupò nuovamente lo Stato Pontificio e fino al ritorno di Pio VII sul trono di Roma (1814) la Cappella pontificia non fu operativa; Baini si dedicò alla sua missione pastorale. Intanto la sua fama di cantore, di maestro e di compositore aveva travalicato i confini nazionali, tanto che dalla Francia gli giunsero varie proposte per ricoprire importanti incarichi, che però Baini rifiutò tutte, tanto da suscitare l'ira dello stesso Napoleone, che lo voleva fortemente a Parigi come direttore della Cappella Imperiale, nell'ambito della riforma del clero francese che prevedeva anche un riassetto delle attività legate alla musica liturgica.

Baini rifiutò ogni volta le allettanti proposte francesi e quando il papa rientrò a Roma egli venne confermato nel suo ruolo di direttore della cappella pontificia e a partire dal 1814, gli fu conferito anche l'incarico di trasportare e riordinare il fondo musicale manoscritto e a stampa della Cappella pontificia che era stato spostato dai francesi dal Quirinale alla Biblioteca Vaticana per renderlo di pubblica consultazione.

Negli ultimi 14 anni della sua vita si dedicò assiduamente allo studio, alla ricerca e infine alla riscoperta dell'opera di Palestrina. Quando lo stato pontificio fu occupato dai francesi Baini di adoperò nel procurarsi l'intera collezione della musica stampata di Palestrina e proseguì la sue ricerche alla Vaticana, al Collegio Romano, negli archivi della Basilica vaticana e di quella Lateranense, fino all'Archivio Pontificio dove potè entrare dopo che i francesi ebbero lasciato nuovamente l'Italia, con l'intento di pubblicare l'intera raccolta, impresa che però non gli riuscì. La sua fama di musicista e di studioso aumentò e Baini era molto ricercato da studenti e maestri: egli era considerato il maggior esperto vivente in canto fermo, che peraltro reputava essere la tecnica di creazione musicale superiore a qualunque altra esistente. La prova più elequente della sua erudizione e della sua cultura rimane la ricca e singolare biblioteca che egli andò formando durante l'intero arco della vita.

L'intensa attività di studio, didattica, apostolica, caritativa, compositiva a cui si aggiunsero numerossisimi riconoscimenti e incarichi cominciò a minare la sua salute e Baini, che aveva sofferto di asma in gioventù, prese a soffrire di gravi deficit respiratori che peraltro non gli impedivano di continuare il suo lavoro in tutti gli ambiti, sostenuto quasi esclusivamente dalla enorme dedizione e da una forza di volontà al di sopra del comune. Il 21 maggio 1844, morì a seguito una crisi respiratoria che lo soffocò.

Il suo testamento risaliva al 1837: da vero studioso qual era il suo pensiero era rappresentato dai giovani studenti che troppo spesso non riuscivano a rintracciare materiali di studio. Forse per questo sipose che tutti i suoi libri confluissero in una grande biblioteca pubblica e per questo scelse la Casanatense, alla quale, oltre che la sua biblioteca personale, donò un ritratto di Palestrina, attualmente appeso in Direzione. Con decisione arbitraria dell'esecutore testamentario monsignor G. Brunelli le opere stampate di Palestrina e le opere trascritte da Baini vennero invece consegnate all'Archivio pontificio.

Sue opere in Casanatense

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Perché si trova in Casanatense

Giuseppe Baini, alla sua morte, fece lascito alla Casanatense delle sue opere e di tutti i suoi libri. Il padre De Ferrari, allora prefetto della Biblioteca, destinò alcune stanze alla sistemazione delle opere e fece compilare il catalogo di quanto acquisito ad un certo Alessandro Moroni. L’inventario manoscritto, noto come Index de re musica, è tuttora a disposizione del pubblico. La donazione si può quantificare in 308 mss., di cui 60 mss. liturgici con notazione musicale, e 736 opere a stampa.

Queste le parole del Baini nel suo testamento: "Lascio alla pubblica biblioteca Casanatense, ossi adei RR.PP. domenicani in S. Maria sopra Minerva di Roma, per uso e comodo dei pubblico, tutta intiera la mia libreria di libri impressi, codici e Mss. di qualunque facoltà, e segnatamente tutta la collezione di musica, riunita a bella posta da me, perché fin qui non v'erano in Roma libri per poterla studiare. Le lascio le scanzie annesse. Le lascio la medaglia in brozno con il ritratto del P. F. Giovanni Battista Martini min. conv.; le lascio il ritratto in tela di Giovanni Pierluigi da Palestrina." V. De Gregorio, La biblioteca Casanatense, 1993, p. 182

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