Alimentazione popolare e norme sanitarie

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Uno dei grandi problemi durante la Grande Guerra fu quello dell'alimentazione sia per la popolazione civile che per i militari. Le battaglie, la militarizzazione dei territori e le razzie provocarono devastazioni nei raccolti e lo svuotamento dei magazzini. Le famiglie nelle retrovie furono vittime di carestie e di malattie dovute a carenze alimentari gravi. Lo stato di guerra impose così alla popolazione la limitazione dei consumi, ciò significava regolare la propria alimentazione bilanciando la distribuzione degli alimenti. Pausa pranzo di una famiglia di contadini italiani

Gli alimenti usati per la nutrizione erano principalmente costituiti da tre grandi categorie: le proteine, gli zuccheri e i grassi derivanti dalle fonti animali e vegetali. L’alimentazione più equilibrata doveva essere mista, vale a dire costituita da tutte le varietà alimentari. Sarebbe stato desiderabile poter fissare la qualità e la quantità degli alimenti di cui l’organismo aveva bisogno per mantenere l'organismo sano e forte, ma la scelta del cibo dipendeva da numerosi fattori, tra cui la natura del lavoro compiuto, il consumo richiesto, l’età e le abitudini. Il problema culminante fu l’alimentazione delle classi più modeste, in gravi condizioni di mal nutrimento per l’ inasprimento dei prezzi dovuto allo stato di guerra. Le condizioni economiche e sociali durante la grande Guerra ebbero una grande influenza sulla scelta dei cibi. 

Una non oculata politica di approvvigionamento da parte del governo produsse fin dal periodo della neutralità una carenza di prodotti alimentari, e in particolare del pane. Il frumento costituiva il cereale principale dell’alimentazione umana e poteva considerarsi come l’alimento tipo. Assicurare al popolo il pane, voleva dire provvedere al suo bisogno di tutti i giorni. Ma fu ovviamente su di un genere primario come il pane che si appuntarono le maggiori misure di controllo: ancor prima dell’intervento in guerra del paese, il governo aveva imposto la produzione di un tipo unico di pane, il pane nero, o “pane di guerra”, sgradevole al sapore e poco digeribile, che sarebbe così entrato nell’immaginario collettivo come il simbolo delle difficoltà alimentari di un paese in guerra e di quell’austerità, che venne completata dalla limitazione dei consumi di lusso (carne e dolciumi tra tutti).

La necessità di rifornire l’esercito costrinse i civili a ridurre i consumi. Crebbero naturalmente i prezzi, e ne conseguì una consistente limitazione dei beni alimentari. In queste condizioni raccomandare ai contadini cibi sani e nutrienti sarebbe stato un’ironia. E’ alle famiglie benestanti che si richiedeva sobrietà e temperanza, che rappresentavano il miglior calmiere dei prezzi e il massimo ausilio alle insufficienze alimentari delle classi lavoratrici. Si suggeriva di ridurre in giusti termini le quantità del vitto, così, per effetto della riduzione del superfluo nell’alimentazione, si sarebbe sentito più vivo l’appetito, “il miglior  segno di benessere e di salute, e l’ indizio sicuro dello stomaco sano”.

Durante la Grande Guerra la produzione di alimenti di origine animale, particolarmente di carne e di uova, diminuì. Burro e zucchero cominciarono a scarseggiare e anche la carne bovina divenne presto merce rara. Il consumo di grassi scese notevolmente e aumentò quello dei legumi. I residenti nelle zone di guerra ne pagarono le conseguenze con un aumento della mortalità. L'insufficienza assoluta di certi elementi nutritivi cominciò a manifestarsi man mano che il valore energetico della razione scendeva al di sotto dei livelli di sicurezza. Così l'insufficienza di calorie divenne sinonimo di malnutrizione. La popolazione per sopravvivere dovette ricorrere agli ortaggi e persino alle erbe selvatiche, alle foglie degli alberi, a farine ricavate dai gusci secchi dei fagioli o dai torsoli delle pannocchie del granoturco. Si invitava al ritorno alle ricchezze della terra e ad intensificare la produzione dell’economia rurale, a curare la produzione della frutta, ad incrementare la coltivazione dei cereali, dei legumi e delle verdure per provvedere al bisogno di tutti.  

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