Donne e cucina

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Allo  scoppio  della  Prima  Guerra  Mondiale  l'Italia non  si  preoccupò  di affrontare con urgenza  la gestione  della produzione  e del consumo  di  beni  alimentari della popolazione civile, sperando in un conflitto di breve durata.  Manuale di 150 ricette di cucina di guerra

Dopo  l’ingresso  in  guerra,  la  produzione  di grano  interna  iniziò  subito  a risentire  della mancanza  di   uomini. Durante la loro  assenza,  i  lavori nelle   campagne vennero svolti  da  donne. Principali protagoniste del "fronte interno", sia nei sacrifici che nell'attività produttiva, come nelle manifestazioni di assistenza, furono le donne che sostituirono i mariti anche in quelle faccende tipicamente maschili, come le questioni burocratiche, gli acquisti o le vendite di prodotti agricoli ed i problemi di natura legale.  

A partire dal 1915 infatti, le donne non solo si erano sostituite nei lavori agricoli gli uomini, chiamati al fronte, ma soprattutto avevano avuto l'arduo compito di riuscire ogni giorno a sfamare la propria famiglia con quel poco che era possibile reperire. Costrette dall’assenza degli uomini, impegnati al fronte, le donne non esitarono a tirarsi su le maniche e svolgere mansioni che fino a poco tempo prima erano solo ed esclusivamente prerogativa maschile. Oltre alla casa, ai bambini e agli anziani, aiutavano in campagna durante la semina o il raccolto, dovevano occuparsi degli animali da cortile e della mungitura. Vi erano lo stesso donne che lavoravano come braccianti in campagna e a loro erano riservate attività come la mietitura, la spigolatura o mondatura del riso.

Accanto alla guerra che si combatteva in trincea e sul fronte c’era un’altra guerra che coinvolgeva le donne rimaste a casa: donne che ogni giorno dovevano combinare i pasti, malgrado le ristrettezze economiche del periodo, donne che portavano avanti il lavoro dei campi, donne che lavoravano nelle fabbriche delle grande città e sostenevano a prezzo di grandi fatiche un’economia duramente provata dalle vicende storiche e sociali del momento. Le massaie furono infatti chiamate in prima fila a evitare sprechi e inventare la cucina del riuso e del riciclo. Nulla si doveva buttare. Nella vita  di  tutti  i   giorni,  i  sacrifici  più  pesanti  riguardarono  l’alimentazione  ed  in particolare la produzione del  pane,  che  ne  costituiva la   base. I beni di prima necessità scarseggiarono e a volte mancavano proprio. Il numero delle famiglie indigenti cresceva ogni giorno di più.  

Attraverso questi documenti si cerca  di diffondere il fondamentale principio di evitare sprechi, di non mangiare oltre il necessario. “Che cosa si mangia se dobbiamo ridurre al minimo possibile il consumo della carne?”, sembra essere la domanda più frequente delle donne che dovevano provvedere alle esigenze della famiglia in tempo di guerra.

Durante il primo conflitto mondiale accanto a pubblicazioni sui comportamenti da seguire per la popolazione civile, anche per la cucina vennero pubblicati opuscoli per suggerire come sostituire nell'alimentazione quotidiana cibi divenuti introvabili o troppo costosi. Tra questi ricordiamo: L’ alimentazione razionale. Un po’ di scienza in cucina di Saverio Santori;  L’ orto di guerra. Come si coltivano e si cucinano gli ortaggi di Nicola Ferrari, Manuale di 150 ricette di cucina di guerra. Si moltiplicarono i testi con suggerimenti alle donne italiane per risparmiare e recuperare ogni cosa possibile. Innanzitutto si consigliava alle famiglie di sostituire le verdure alla carne, e meglio se erano coltivate in un orto casalingo. Una volta preparato l’orto si potevano ricavare verdure per ogni stagione. Saper cucinare con poco e con parsimonia e gestire la dispensa significava, perciò, fare il bene della patria. Era anche una guerra domestica, non meno faticosa, combattuta dalle donne che dovevano pensare a come sfamare la famiglia e a garantire la loro stessa sopravvivenza.  

 

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